La promessa, detta con precisione
PDFEditabile.it non ha una funzione di caricamento. Quando apri un documento, il browser lo legge dal tuo disco e lo tiene nella propria memoria; tutte le operazioni — modificare il testo, compilare, firmare, convertire, cifrare — avvengono lì, eseguite da codice che gira sul tuo computer. Il server di questo sito consegna soltanto i file dell’applicazione e non riceve mai il tuo documento. Non perché ci impegniamo a cancellarlo: perché non arriva.
È una distinzione che conta. Un servizio online che elabora i PDF su un server può prometterti di cancellare i file dopo un’ora, e magari lo fa davvero. Ma nel frattempo il tuo contratto, la tua busta paga o la tua cartella clinica sono passati per una rete, sono stati scritti su un disco, sono finiti in un registro di sistema, e sono stati soggetti alle leggi del paese in cui quel disco si trova. Qui questa catena non comincia.
Come verificarlo tu stesso, in due minuti
Non c’è motivo di crederci sulla parola. Il browser ti mette in mano gli strumenti per controllare.
1. Guarda il traffico di rete
Premi F12, apri la scheda Rete, poi carica un PDF nell’editor e lavoraci. Vedrai arrivare i file dell’applicazione — script, fogli di stile, i moduli WebAssembly dei motori PDF — e nessuna richiesta in uscita che porti via il documento.
2. Stacca la connessione
Dopo che l’applicazione si è caricata, metti il computer in modalità aereo o spunta «Offline» negli strumenti per sviluppatori. L’editor continua a funzionare: apre, modifica e salva. Un servizio che elabora sul server, a quel punto, si fermerebbe.
3. Leggi la Content Security Policy
Nell’intestazione della pagina dell’applicazione c’è una regola che dice al browser a chi è consentito connettersi: soltanto a questo stesso sito. È il browser stesso a farla rispettare. Se anche il codice provasse a mandare il documento altrove, la richiesta verrebbe bloccata.
4. Guarda il codice
Tutto ciò che gira è scaricato in chiaro dal tuo browser: si legge. Le librerie di terze parti — il motore PDFium, pdf.js, pdf-lib, qpdf, Tesseract — sono copiate su questo sito, non prese da reti di distribuzione esterne, e le loro impronte crittografiche sono annotate nel repository.
Che cosa resta memorizzato, e dove
«Nessun dato esce dal browser» non vuol dire «niente viene memorizzato». Perché alcune comodità funzionino, qualcosa resta — sul tuo dispositivo, nello spazio che il browser riserva a questo sito. Vale la pena elencarlo per intero, invece di lasciarlo intuire.
| Cosa | Dove | Per quanto |
|---|---|---|
| Preferenza del tema chiaro o scuro | Memoria locale del browser | Finché non svuoti i dati del sito |
| Le firme che scegli di salvare per riuso | Database locale del browser | Finché non le cancelli dalla galleria «Le mie firme» |
| Le annotazioni: evidenziazioni, note, commenti, disegni | Database locale del browser, associate all’impronta del documento | Finché non svuoti i dati del sito |
| I file dell’applicazione | Cache del service worker | Finché non svuoti la cache; è ciò che la fa funzionare senza connessione |
| Il tuo PDF e i suoi contenuti | Solo nella memoria volatile, finché la scheda è aperta | Sparisce chiudendo la scheda |
Niente di tutto questo lascia il dispositivo, e niente viene sincronizzato fra computer diversi. Ma se usi un computer condiviso, tienilo presente: le firme e le annotazioni salvate restano per chi passa dopo di te, su quel browser. Si tolgono dalla galleria delle firme, oppure svuotando i dati del sito dalle impostazioni del browser.
Quello che non c’è affatto
- Nessuno strumento di analisi o statistica
- Nessun cookie di profilazione, nessun pixel di tracciamento
- Nessun account, nessuna registrazione, nessun indirizzo email richiesto
- Nessun carattere tipografico caricato da Google: i font sono serviti da qui
- Nessuna libreria presa da una rete di distribuzione esterna
- Nessuna elaborazione lato server: il sito consegna file statici
Resta una cosa che, come per qualunque sito, non può non esserci: il server web riceve le normali richieste HTTP delle pagine, con indirizzo IP e tipo di browser, e le registra nei propri log tecnici. Riguardano le pagine, non i documenti.
Proteggere un PDF con una password
La privacy dell’elaborazione è una cosa; proteggere il documento che consegni a qualcun altro è un’altra. Per quello serve la cifratura, che qui è AES a 256 bit — l’unica offerta: non ci sono opzioni più deboli fra cui sbagliare. Anche la cifratura avviene nel browser, quindi la password non passa da nessuna parte.
Apri il PDF da proteggere
Premi «Apri» e scegli il file.
Apri «Proteggi con password»
Sta nel menu «Sicurezza». Anche da Ctrl+K, cercando «password».
Scegli la password di apertura
Almeno quattro caratteri, da riscrivere nella conferma. Questa è la password che servirà per aprire il documento.
Se ti servono, imposta i permessi
In «Opzioni avanzate» puoi indicare una password proprietario diversa e decidere stampa, modifiche, copia del testo ed estrazione per accessibilità.
Premi il pulsante di protezione
La cifratura avviene sul tuo dispositivo. La copia protetta viene salvata a parte, con il suffisso «-protetto»: il documento aperto nell’editor resta in chiaro e modificabile.
Password di apertura e permessi: due cose diverse
Password di apertura
Senza di essa il documento non si apre. È la protezione vera: il contenuto è cifrato, e nessun programma può mostrarlo senza la chiave.
Restrizioni sui permessi
Stampa consentita, negata o a bassa risoluzione; modifiche limitate ai commenti o alla compilazione dei moduli; copia del testo permessa o no. Sono indicazioni: dipendono dalla buona volontà del programma che apre il file. Un documento con le sole restrizioni si apre senza chiedere niente, e risalvandolo le restrizioni si perdono. Lo dice anche l’editor, nella finestra stessa.
La copia protetta viene salvata a parte, con il suffisso
-protetto: il documento che hai aperto resta in chiaro e
modificabile. Nella direzione opposta, se apri un PDF protetto conoscendone la
password, puoi salvarne una copia senza. Di un documento di cui non hai la
password, invece, non si fa niente: non è previsto.
Funziona anche senza connessione
L’applicazione è una progressive web app: dopo la prima visita i suoi file restano nella cache del browser, e puoi installarla come un programma. Da quel momento funziona in aereo, in un ufficio senza rete, su una macchina isolata. L’unica eccezione è il riconoscimento ottico, i cui modelli linguistici pesano troppo per essere precaricati e arrivano al primo uso.
È anche la prova più semplice della promessa: uno strumento che elabora sul server, senza rete, non fa niente.
Oltre la trasmissione: gli altri modi in cui un PDF parla
Un documento può tradire chi lo ha scritto anche senza essere caricato da nessuna parte. Porta con sé il nome dell’autore, il programma usato, le date di creazione e modifica, a volte un allegato dimenticato o del testo coperto da un rettangolo nero che copertura non è. Prima di consegnare un documento a qualcuno, vale la pena passare dalla redazione, che toglie i dati per davvero e ripulisce i metadati.
Domande frequenti
Come faccio a verificare che il file non venga caricato?
Apri gli strumenti per sviluppatori del browser, di solito con F12, e vai sulla scheda Rete. Carica un PDF nell’editor e lavoraci. Vedrai passare i file dell’applicazione — script, fogli di stile, i moduli WebAssembly — e nessuna richiesta che porti fuori il tuo documento. Puoi anche staccare la connessione dopo il primo caricamento: l’editor continua a funzionare.
Che cosa resta memorizzato nel mio browser?
Tre cose, tutte sul tuo dispositivo e nessuna inviata altrove: la preferenza del tema chiaro o scuro, le firme che hai scelto di salvare per riuso, e le annotazioni — evidenziazioni, note, commenti — associate a ciascun documento. Le firme e le annotazioni restano finché non le cancelli tu, dalla galleria delle firme o svuotando i dati del sito dalle impostazioni del browser.
Il sito raccoglie statistiche o usa cookie di tracciamento?
No. Non ci sono strumenti di analisi, non ci sono cookie di profilazione e non ci sono componenti di terze parti. Anche i caratteri tipografici delle pagine sono serviti da qui e non da Google, proprio per non far arrivare a nessuno l’indirizzo IP di chi visita il sito.
Che cifratura usa la protezione con password?
AES a 256 bit, ed è l’unica: non ci sono opzioni più deboli fra cui sbagliare. La cifratura avviene nel browser, quindi la password non transita da nessuna parte.
Posso togliere la password da un PDF?
Sì, se la conosci. Aprendo un documento protetto l’editor la chiede; una volta aperto, compare la voce per salvarne una copia senza password. Non c’è nessun modo di aprire un documento di cui non si ha la password: non è previsto e non sarebbe legittimo.
Le restrizioni «non stampabile» o «non copiabile» sono davvero vincolanti?
No, e vale per tutti gli strumenti, non solo per questo. Un PDF con sole restrizioni e senza password di apertura si apre normalmente, e le restrizioni si perdono risalvandolo. Servono a scoraggiare, non a impedire. L’unica protezione che regge è la password di apertura.
Perché l’applicazione funziona anche senza connessione?
Perché è una progressive web app: dopo la prima visita i suoi file restano nella cache del browser. Puoi installarla come applicazione e usarla in aereo. Il riconoscimento OCR fa eccezione: i suoi modelli arrivano al primo uso, non prima.
Chi c’è dietro?
G Tech Group S.R.L.S., una società italiana con sede in provincia di Trento. Il servizio è gratuito e non ha una versione a pagamento.
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